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⬢ per ristorazione, bar e franchising

digital menu board:
il listino non ha cornici.

un digital menu board è il menù dinamico di ristoranti, fast food e catene: il listino del locale su uno schermo, aggiornato da remoto invece che ristampato. si fa in tre modi — un monitor, più monitor affiancati, un ledwall — e la scelta la decide la larghezza del bancone. la soluzione più diffusa, tre o quattro monitor in fila, mette due righe nere in mezzo al menu, e quelle righe cadono dove capita: dentro un prezzo, sul nome di un piatto. un ledwall è una superficie sola.

— monitor, ultra-stretch o LED

la scelta la fa la larghezza del bancone

A

fino a 1,5 metri: un monitor professionale

Un solo display da 32″ a 55″ in verticale o in orizzontale: per un interno bastano 300 nit, quelli dei nostri monitor da parete e sospesi, dimensionati per l’esercizio continuo 24/7. È la soluzione giusta per il bar, la pizzeria al taglio, il chiosco: costa meno di tutto e si installa in mezza giornata. I monitor professionali che installiamo →

B

mensole e sopra-cassa: il formato ultra-stretch

Quando lo spazio è una striscia — sopra la cassa, sotto la mensola delle bottiglie, il corridoio del self-service — un monitor 16:9 non ci sta e tre affiancati mettono le cornici in mezzo. Il formato ultra-stretch (88″ in 32:9 oppure 86″ in 58:9, 500–700 nit) è nato per quello. È lungo come due monitor 16:9 affiancati ma senza la cornice in mezzo, e resta un monitor: un cavo, nessun processore.

C

oltre 1,5 metri: il ledwall, una superficie sola

Da lì in su, quando il listino non entra nella striscia di un solo ultra-stretch, perché è più lungo o più alto, i monitor affiancati diventano due o tre righe nere in mezzo al listino. Il ledwall si compone su misura sulla larghezza del bancone, in passo P2.5–P3.9 scelto sulla distanza della coda, e il menu si disegna su tutta la superficie. Costa di più del monitor e vale la differenza solo quando la larghezza lo impone: è il caso del fast food e della catena, non del bar.

— quale schermo per quale locale

dal bar alla catena: sei casi, sei schermi

i prodotti sono quelli del nostro catalogo, con i dati delle loro schede. qui si parla del listino e del menù: la parete video d’atmosfera di una hall o di una sala è un altro lavoro, e sta nella pagina hospitality.

dati dalle schede di prodotto del catalogo VeroLED e LG Business
il locale, e dove va il menù lo schermo i dati che decidono
bar, caffetteria, pizzeria al taglio: il listino sulla parete dietro il bancone Lastra Seriesmonitor open cell da parete 32″–55″ · 300 nit · esercizio 24/7 · 40 W di consumo massimo sul 32″
bancone con la coda davanti: lo schermo appeso al soffitto Nimbo Duomonitor bifacciale sospeso 43″ · 49″ · 55″ · 300 nit · due facce indipendenti: il menù verso la coda, le promozioni verso la sala
la vetrina del locale, se non prende sole e non sta in controluce Nimbo Seriesmonitor bifacciale con cornice in vetro temperato 43″ · 49″ · 55″ · monitor da 300 nit · il menù verso la sala, le promozioni verso la strada
sopra la cassa, sotto una mensola, nel corridoio del self-service LG Ultra Stretchmonitor ultra-allungato 88″ in 32:9 o 86″ in 58:9 · 500–700 nit · esercizio 24/7
la vetrina del locale esposta al sole LG High Brightnessmonitor LCD ad alta luminosità monitor LCD da 3.000–4.000 nit · 49″ · 55″ · 75″ · 86″
fast food e catene: un listino oltre il metro e mezzo che non entra in un solo ultra-stretch ledwall da internosuperficie continua su misura passo P2.5–P3.9 scelto sulla distanza della coda, da tre a sei metri · nessuna cornice in mezzo al listino
— cosa cambia

cinque cose che decidono se funziona

01

una superficie sola, senza cornici in mezzo al listino

È la differenza che si vede da sei metri. Tre o quattro monitor LCD affiancati lasciano due o tre cornici nere larghe qualche millimetro ciascuna, e quelle righe cadono dove capita: in mezzo a un prezzo, dentro il nome di un prodotto, sopra la foto del piatto. Un ledwall è una superficie continua: il listino si compone su tutta la larghezza e la griglia grafica la decide chi progetta il menu, non chi ha montato i monitor.

02

il prezzo si cambia da remoto, su tutti i punti vendita

Un pannello stampato costa poco e cambia caro: ristampa, trasferta, e nel frattempo il prezzo esposto è diverso da quello in cassa. Con il digital signage si aggiorna una tavola su tutti i locali contemporaneamente, si programmano i cambi per fascia oraria — colazione, pranzo, cena — e si spengono le voci esaurite invece di coprirle con un adesivo.

03

dimensionato per l’esercizio continuo

Un menu board resta acceso tutte le ore di apertura, tutti i giorni: il criterio non è la luminosità di picco ma il margine con cui l’alimentazione lavora e la capacità di dissipare senza ventole. La luminosità si regola sul locale — un interno non chiede i nit di una vetrina — e regolare significa consumare meno e far durare di più i LED.

04

leggibile dalla coda, non dal bancone

Il passo si sceglie sulla distanza di chi legge, che in un fast food è la fine della coda: da tre a sei metri, quindi P2.5-P3.9. Progettarlo sulla distanza del bancone significa comprare una densità che nessuno userà; progettarlo troppo largo significa un listino che si legge solo quando si è già ordinato.

05

monitorato da remoto, perché un menu nero è un locale chiuso

Su una catena il guasto lo scopre il cliente, e lo scopre il sabato sera. Sugli impianti collegati a Fleet Monitor — controller NovaStar o Colorlight, player Linux o Android — la telemetria interroga ogni schermo ogni cinque minuti, sui ledwall anche temperature e tensioni delle schede, e segnala anche il caso più subdolo: lo schermo acceso che sta mostrando il contenuto sbagliato o non lo sta mostrando affatto.

06

trattamento antiriflesso UGR < 19 e silenziosità 0 dB

Sopra i banconi della ristorazione i faretti alogeni o spot LED creano riflessi a specchio che abbagliano e nascondono il testo sui display tradizionali. La tecnologia GOB/COB con maschera opaca ultra-matte diffonde la luce incidente mantenendo il contrasto profondo e l’indice di abbagliamento unificato UGR < 19, mentre gli alimentatori industriali fanless a dissipazione passiva garantiscono zero rumore (0 dB), tutelando il benessere acustico del personale e della clientela.

— su una catena

pubblicare è facile. sapere che è arrivato no.

su un locale singolo il controllo lo fa chi apre la mattina. su venti locali no, e il guasto lo scopre il cliente — il sabato sera, davanti alla coda. la parte che rende gestibile una rete non è la console che pubblica, è quella che conferma: sugli impianti collegati a Fleet Monitor, ogni schermo interrogato ogni cinque minuti — sui ledwall anche temperature e tensioni delle schede — e lo screenshot di cosa è realmente andato in onda.

è lo stesso presidio che usiamo sugli impianti pubblicitari, dove uno spot non erogato è pubblicità già venduta. come funziona la telemetria → · chi prepara e programma i contenuti →

— integrazione gestionale & dayparting

sincronizzato con cassa POS e kiosk self-order

Nelle catene fast food e nei ristoranti ad alta affluenza, il menu board non è un semplice video a rotazione: è un'estensione diretta del punto cassa. Tramite Webhook e API REST, il sistema di palinsesto si interfaccia con i principali gestionali di ristorazione e casse POS (TCPOS, Zucchetti, Tilby, Oracle Micros, Ristojet) e con i kiosk self-order.

Questo consente quattro automatismi operativi fondamentali:

01

dayparting automatico

Passaggio fluido e automatico del menu per fasce orarie codificate (colazione, pranzo, merenda, aperitivo, cena e notte), senza richiedere alcun comando manuale agli operatori al bancone.

02

gestione out-of-stock istantanea

Quando una materia prima o una pietanza viene esaurita e registrata come non disponibile in cassa, la voce sparisce istantaneamente dal menu board o viene oscurata automaticamente, azzerando le code e le ordinazioni non evadibili.

03

prezzi univoci sede-centrale

Modifiche di listino o promozioni a tempo (happy hour, offerte combinate) pianificate dalla sede centrale e replicate all'istante su 1 o 100 punti vendita contemporaneamente, con prova telemetrica di trasmissione.

04

compliance allergeni e calorie

Integrazione visiva di simboli allergeni conformi al Regolamento UE 1169/2011 e indicazioni nutrizionali aggregate dinamiche, garantendo massima trasparenza verso il consumatore finale.

— dove l’abbiamo fatto

una referenza, detta per quello che è

per le Caffetterie Illy abbiamo installato un display sospeso da interno — un monitor della nostra gamma digital signage, non un ledwall — per il menù, le promozioni e i contenuti del marchio, con una struttura sospesa e i cablaggi a scomparsa. la scheda del progetto →

— richiesta rapida

ci dica la larghezza del bancone e quanti locali

con quelle due informazioni le diciamo passo, formato e ordine di grandezza del costo — e se conviene l’acquisto o il canone. il modulo si apre già impostato su questo settore.

oppure ci chiami: +39 081 1802 5300.

FAQ · GUIDA TECNICA10 risposte verificate

Domande frequenti

01Che cos'è un digital menu board e come funziona?
È il listino del locale mostrato su uno schermo invece che stampato: un monitor professionale, più monitor affiancati o un ledwall, collegati a un piccolo lettore (o con il lettore integrato) che riceve i contenuti da una console via internet. Da lì si cambiano prezzi e voci, si programmano i cambi per fascia oraria e si pubblica su tutti i locali in una volta. Non va confuso con il menu digitale con QR code, che è un sito web letto dal telefono del cliente: il menu board si guarda dalla coda, il QR si guarda al tavolo, e molti locali hanno entrambi.
02Quali schermi servono per i menù dinamici di un ristorante o di un fast food?
Dipende da dove va il menù e da quanto è largo. Sulla parete dietro il bancone di un bar basta un monitor da parete da 32″ a 55″; sopra un bancone con la coda davanti si appende un monitor bifacciale, con il menù verso la coda e le promozioni verso la sala; sopra la cassa o sotto una mensola serve il formato ultra-stretch, 88″ in 32:9 o 86″ in 58:9; in una vetrina che prende sole serve un monitor LCD ad alta luminosità, da 3.000–4.000 nit. Per un interno bastano 300 nit, quelli dei nostri monitor da parete e sospesi. Quando il listino supera il metro e mezzo e non entra in un solo ultra-stretch, i monitor affiancati mettono le cornici in mezzo ai prezzi: lì serve un ledwall da interno, in passo P2.5–P3.9 scelto sulla distanza della coda.
03Meglio un menu board LED o più monitor LCD affiancati?
Dipende dalla larghezza. Sotto il metro e mezzo un monitor professionale singolo fa benissimo il suo lavoro e costa meno. Da lì in su la soluzione a più monitor introduce cornici nere in mezzo al listino: due o tre righe che cadono dove capita — dentro un prezzo, sul nome di un prodotto — e che nessuna grafica può nascondere. Un ledwall è una superficie continua: la griglia del menu la decide chi lo progetta. In più non ha il vincolo del formato 16:9, quindi si può fare una fascia lunga e bassa sopra il bancone, che è la forma che serve davvero.
04Un menù dinamico conviene anche a un ristorante singolo, non solo a una catena?
Sì: cambia come si gestisce, non lo schermo. Un locale singolo può partire da un monitor e da una chiavetta USB: si copiano immagini e video, la si infila e il display parte da solo. Quando i locali diventano più d’uno si passa al CMS su cloud, che programma il palinsesto da un browser per tutti gli schermi insieme, senza andare sul posto. La differenza vera sta nel controllo: in un locale lo schermo lo vede chi apre la mattina, su una catena serve sapere da remoto che ogni schermo stia mostrando il menù giusto.
05Come si aggiornano i prezzi su tutti i punti vendita?
Da una console centrale: si modifica il listino una volta e si pubblica su tutti i locali, con la possibilità di programmare i cambi per fascia oraria (colazione, pranzo, aperitivo, cena) e per giorno. Le voci esaurite si spengono invece di coprirle con un adesivo. ⚠️ La parte che conta su una catena non è pubblicare, è sapere se è arrivato: sugli impianti collegati a Fleet Monitor la telemetria conferma che ogni schermo sta mostrando la versione giusta, con lo screenshot di ciò che è andato in onda. Come gestiamo i contenuti.
06Che pixel pitch serve per un menu board di un fast food?
Fra P2.5 e P3.9. Il passo si sceglie sulla distanza di chi legge, che in un locale con la coda non è il bancone ma la fine della fila: tre-sei metri. La regola è che la distanza minima di visione in metri corrisponde al passo in millimetri, quindi un P2.5 è leggibile da 2,5 m in poi e dà il meglio fra 5 e 7,5 m. Scegliere un P1.5 «per sicurezza» significa pagare quattro volte i pixel per una densità che a quella distanza non si distingue.
07Un ledwall può restare acceso 24 ore su 24?
Sì, se è dimensionato per farlo — e il parametro non è la luminosità di picco. Contano il margine con cui lavora l’alimentazione, la dissipazione passiva (nessuna ventola da sostituire) e la regolazione della luminosità sul locale: un interno non chiede i nit di una vetrina, e tenerlo al massimo consuma di più e accorcia la vita dei LED. La durata dichiarata e la garanzia cambiano per livello di prodotto — dalle 30.000 alle 100.000 ore — e gli impegni di assistenza sono nella Carta dei Servizi.
08Quanto costa un menu board LED per un locale?
Il prodotto va da circa 1.085 €/m² (P2.5 indoor, livello d’ingresso) a oltre 6.000 €/m² per il livello alto, IVA esclusa; struttura, processore, cablaggio e posa aggiungono in genere il 25-40%. Una fascia tipica sopra un bancone — poco più di 2 m² — sta quindi, al livello d’ingresso, nell’ordine di poche migliaia di euro. Su una catena esiste anche la formula del noleggio operativo, con canone deducibile, assicurazione del bene compresa e Fleet Monitor PRO incluso nel noleggio; la manutenzione sul posto fa capo a un contratto di assistenza separato. I prezzi sono nel listino per esteso, e la rata del singolo impianto la calcola il calcolatore del noleggio operativo.
09Come si interfaccia il digital menu board con il registratore di cassa o il software POS?
L'integrazione avviene attraverso protocolli standard Webhook e API REST o tramite connettori per i più diffusi software di cassa e ristorazione (Zucchetti, TCPOS, Tilby, Oracle Micros). Il software del menu board interroga il catalogo prodotti o riceve un segnale push alla variazione di un prezzo o allo stato di disponibilità di una pietanza, aggiornando la grafica del listino a video in pochi secondi senza alcun intervento umano.
10Come si evita che le luci spot o i faretti del locale riflettano sullo schermo?
Nei monitor tradizionali con finitura lucida, i faretti orientabili del bancone creano fastidiosi riverberi speculari. Per le installazioni a monitor selezioniamo pannelli professionali opachi con trattamento antiriflesso (haze elevato), mentre per i menu board LED utilizziamo moduli GOB/COB con maschere frontali ultra-matte ad alto assorbimento della luce incidente. Questo garantisce un indice di abbagliamento unificato UGR < 19 e angoli di visione ampi (160° orizzontale e verticale), permettendo a chiunque sia in coda di leggere chiaramente il listino da ogni angolatura.
— soluzioni collegate